Follia Quotidiana

3 febbraio 2010

Michael Mann sollevato dalle accuse sul Climagate

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L’Università di Stato della Pennsylvania ha aperto un’indagine interna riguardante il cosiddetto Climagate, ovvero i presunti contenuti scottanti delle email scambiate dai ricercatori.

La commissione d’inchiesta ha stabilito che:

Non esistono prove che il Dr. Mann abbia o sia mai stato coinvolto, o abbia partecipato, direttamente o indirettamente, in alcuna azione volta a cancellare o falsificare dei dati. A seguito della pubblicazione delle email del CRU, nelle settimane precedenti si era creata la percezione che il Dr. Mann avesse cancellato o falsificato dei dati, non esiste alcuna prova convincente che abbia compiuto tutto ciò, e sicuramente non mentre era alla Penn State (Università di Stato della Pennsylvania). […] Non stavano falsificando i dati [il Dr. Mann, il Dr. Jones e altri ndt]; stavano cercando di costruire un grafico comprensibile per coloro che non sono esperti in quel campo. Il cosiddetto “trucco” non era altro che un metodo statistico impiegato per inserire due diversi gruppi di dati assieme con una tecnica legittima che è stata verificata da un vasto gruppo di colleghi.

Inoltre

Non esistono prove che il Dr. Mann sia stato coinvolto, o abbia partecipato, direttamente o indirettamente in alcuna azione volta a cancellare, nascondere o distruggere email, informazioni e/o dati relativi all’AR4 [Assessment Report 4 dell’IPCC ndt]

Per quanto riguarda il presunto “sabotaggio” di altri ricercatori che non seguivano il consenso scientifico sul riscaldamento globale

Non esiste alcuna prova che il Dr. Mann sia stato coinvolto, o abbia partecipato, direttamente o indirettamente in alcun abuso dei privilegi o di informazioni confidenziali a sua disposizione in qualità di accademico. […] La commissione non ha rilevato alcuna cattiva condotta. La Scienza spesso comprende diversi gruppi di persone che hanno punti di vista diversi e che dibattono sulla superiorità delle proprie convinzioni, in modo che esse diventino quelle canoniche. Noi facciamo riferimento a Kuhn[1] come autorità su come la scienza debba essere fatta, prima che diventi “assodata”.

La commissione d’indagine era composta da cinque membri:

  • Dr. Mary Jane Irwin, Dipartimento di Informatica ed Ingegneria Elettrica
  • Dr. Alan Walker, Dipartimento di Antropologia e Biologia
  • Dr. Welford Castleman, Dipartimento di Chimica e Fisica
  • Dr. Nina G. Jablonski, Dipartimento di Antropologia
  • Dr. Sarah M. Assmann, Dipartimento di Biologia

Il rapporto completo è stato pubblicato sul sito dell’Università della Pennsylvania.

Note:

[1] Thomas Kuhn, The Structure of Scientific Revolutions, The University of Chicago Press, Chicago, 1962

25 gennaio 2010

Scioglimento dei ghiacciai: i negazionisti del clima si scatenano

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Qualche giorno fa, l’IPCC ha emesso un comunicato [1] dove viene smentita una stima sullo scioglimento dei ghiacciai himalayani apparse nel Fourth Assessment Report del 2007. La stima faceva riferimento all’anno 2035, nel quale i ghiacciai sarebbero dovuti scomparire. In seguito si è scoperto che il tasso di scioglimento dei ghiacciai è inferiore a quello previsto e che la data è errata. In altre parole, i ghiacciai si stanno sciogliendo, ma scompariranno dopo il 2035.

In un articolo del New Scientist viene ricostruita la fonte di questo dato: proviene da uno studio del glaciologo indiano Syed Hasnain del 1999, che lo aveva inserito in un rapporto sull’Himalaya per la International Commission for Snow and Ice. Questa svista è contenuta nel rapporto del gruppo di lavoro 2, dedicato agli impatti dei cambiamenti climatici, azioni di adattamento e valutazione delle vulnerabilità.

Le frettolose conclusioni a cui giungono i negazionisti nostrani sono facili da prevedere: tutti i dati sono una truffa. L’Assessment Report dell’IPCC è lungo oltre 900 pagine, e sarebbe (secondo costoro) da gettare nella spazzatura per un singolo dato che si è rivelato esagerato. Il nocciolo della questione è che i ghiacciai himalayani si stanno ritirando, e in uno studio del 2006 [2] si stima che il tasso di scioglimento sia, dal 1960, di circa 5,5-9,5 metri all’anno (Monte Everest) e circa 4-5,2 metri annui (Monte Shishapangma). Invece i nostri eroi strillano che è tutta una bufala. Ecco le immagini di un ghiacciaio nel pressi del Monte Everest [6]:

rongbuk

Il Prof. Battaglia continua a ripetere una vecchia storia, sulla quale è opportuno fare luce. Michael Mann è un ricercatore che è divenuto famoso per aver pubblicato in un suo articolo su Nature del 1998 un grafico, soprannominato “mazza da hockey”, dove vengono mostrate le temperature dell’ultimo millennio. Le temperature degli ultimi 150 anni sono misurate in modo accurato, mentre quelle precedenti devono inevitabilmente essere ricostruite con altri sistemi. Il grafico della mazza da hockey è stato criticato da altri ricercatori, che avevano avanzato dubbi sulla sua attendibilità. Quello che il Prof. Battaglia evita di dire è che nel 2006, il National Research Council [3] ha voluto fare chiarezza sulla questione delle temperature dell’ultimo millennio, e in un’analisi delle temperature degli ultimi mille anni afferma [4]:

“La conclusione di Mann et al (1998, 1999) fu che il riscaldamento presente nell’ultimo periodo del 20° secolo, nell’emisfero settentrionale, era senza precedenti durante gli ultimi 1000 anni. Questa conclusione è stata successivamente supportata da varie prove, che includono ricostruzioni aggiuntive delle temperature, modifiche negli indicatori locali, come lo scioglimento delle calotte polari e il ritiro dei ghiacciai, le quali in molti casi sembrano non avere precedenti durante almeno gli ultimi 2000 anni. Non tutti gli indicatori mostrano che il riscaldamento recente è senza precedenti, anche se una grande parte dei siti geografici sono stati sottoposti ad un riscaldamento eccezionale durante l’ultimo periodo del 20° secolo rispetto a qualunque altro periodo dal 900 d.C. in avanti.”

Questo è il grafico a mazza da hockey, comparato con altri grafici simili. Tutti mostrano un andamento simile: un leggero riscaldamento durante l’anno 1000 d.C., un vago raffreddamento durante il 1600 d.C. Nel grafico, le temperature sono comparate alla media tra il 1961-1990. Se si osserva il grafico [5], il periodo caldo medioevale raggiunge temperature paragonabili con quelle di riferimento. Direi che è un po’ pochino. All’estremità del grafico, si ha invece una impennata di 0.5 °C nel riscaldamento in pochi decenni.

temperature_reconstruction

Battaglia conclude il suo articolo con questa frase: “Giova sapere che è da 10 anni che il pianeta ha smesso di scaldarsi: quelli dell’Ipcc hanno cercato di nasconderlo”. Giova sapere che questa affermazione è CLAMOROSAMENTE FALSA. Questa credenza nasce dalle brevi variazioni di temperatura tra un anno e l’altro, che possono mascherare un andamento verso temperature più elevate. Una discussione su questo mito può essere consultata sul sito realclimate.org [7]. Ecco il grafico [8].

418334main_hemi-temp-full Siamo ancora sicuri che il mondo si sta raffreddando?

Infine, per sdrammatizzare un poco, ecco una vignetta che ho trovato su un rapporto relativo al cambiamento climatico della rivista Nature riguardante l’inesistente “scandalo” battezzato Climagate, che ho commentato il mese scorso (prima parte, seconda parte).

vignetta_nature

Riferimenti:

[1] “IPCC statement on the melting of Himalayan glaciers”, 20 gennaio 2010
[2] J. Ren, Z. Jing, J. Pu, and X. Qin, "Glacier variations and climate change in the central himalaya over the past few decades," Annals of Glaciology, vol. 43, no. 1, pp. 218-222, September 2006. [Online]. Available: http://www.igsoc.org/annals/43/a43a106.pdf
[3] “Surface Temperature Reconstructions for the last 2000 Years” By National Research Council. The National Academies Press, Washington, DC, 2006. xix + 145pp. ISBN 0 30 9102 251. Available: http://www.nap.edu/catalog.php?record_id=11676
[4] Testo originale (pag. 3-4): “The basic conclusion of Mann et al. (1998, 1999) was that the late 20th century warmth in the Northern Hemisphere was unprecedented during at least the last 1,000 years. This conclusion has subsequently been supported by an array of evidence that includes both additional large-scale surface temperature reconstructions and pronounced changes in a variety of local proxy indicators, such as melting on ice caps and the retreat of glaciers around the world, which in many cases appear to be unprecedented during at least the last 2,000 years. Not all individual proxy records indicate that the recent warmth is unprecedented, although a larger fraction of geographically diverse sites experienced exceptional warmth during the late 20th century than during any other extended period from A.D. 900 onward.”
[5] Fonte: IPCC 4° Assessment Report, http://www.ipcc.ch/publications_and_data/ar4/wg1/en/figure-6-10.html
[6] Fonte: http://www.realclimate.org/index.php/archives/2010/01/the-ipcc-is-not-infallible-shock/
[7] James Hansen, Reto Ruedy, Makiko Sato, and Ken Lo “If It’s That Warm, How Come It’s So Damned Cold?
[8] Goddard Institute for Space Studies, “2009: Second Warmest Year on Record; End of Warmest Decade

22 gennaio 2010

Caccia e OGM: minacce al patrimonio ecologico italiano

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Uno scampato pericolo e una brutta notizia. Dopo il terribile “DDL Orsi”, il governo non demorde, e prosegue nel cercare di estendere l’azione venatoria oltre i limiti attualmente consentiti. Il 28 gennaio il governo doveva stabilire le linee guida di coesistenza degli OGM con le altre coltivazioni, ma per fortuna la Coldiretti è riuscita a rinviare la conferenza stato-regioni. Sarà necessario mantenere alta l’attenzione, per evitare certe “sorprese”.

Caccia

Dopo il DDL Orsi, che è stato fortunatamente bloccato, due giorni fa è passato in Commissione Politiche Europee un emendamento del senatore Giacomo Santini (PdL) che modifica la legge sulla caccia (legge 11 febbraio 1992, n°157). La legge, all’articolo 18, comma 2, afferma:

I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali. Le regioni autorizzano le modifiche previo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. I termini devono essere comunque contenuti tra il 1 settembre ed il 31 gennaio dell’anno nel rispetto dell’arco temporale massimo indicato al comma 1.

L’emendamento approvato dalla Commissione la modifica in questo modo:

I termini di cui al comma 1 possono essere modificati per determinate specie in relazione alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali, anche al fine di garantire la tutela delle specie di uccelli di cui all’articolo l della direttiva 79/409/CEE nel periodo di nidificazione e durante le fasi di riproduzione e di dipendenza e, nei confronti delle specie migratrici, durante il periodo di riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione. Le regioni autorizzano le modifiche previo parere dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. I termini devono comunque garantire il rispetto della direttiva 79/409/CEE per le specie in essa tutelate.

In pratica, saltano i limiti che fissano il periodo della caccia. Si può quindi andare a caccia tutto l’anno.

Aggiornamento 28 gennaio:

Segnalo un appello di oltre 100 associazioni per fermare l’approvazione di una deregulation selvaggia dell’attività venatoria, che si può leggere qui.

OGM

Le linee guida di coesistenza degli OGM con le altre coltivazioni erano regolate dalla Legge n. 5 del 28/01/2005, ma la Corte Costituzionale l’aveva parzialmente abrogata, affermando il principio che le linee guida dovevano essere stabilite dalle regioni. Con le nuove linee guida, da approvare nella conferenza stato-regioni, si darebbe il via libera agli OGM in Italia.

Proprio in questi giorni, la Monsanto (multinazionale statunitense leader nel campo degli OGM), è stata costretta a rilasciare dati scientifici su tre varietà di mais geneticamente modificato prodotte. Le varietà sono chiamate MON 810, MON 863 e NK 603. I dati di laboratorio [1], su topi che sono stati nutriti con questi tre varietà, mostrano effetti collaterali a danno dei reni e del fegato (i due organi che hanno il compito di ripulire il corpo dalle sostanze tossiche). Altri effetti dannosi sono stati mostrati a carico del cuore, del surrene, della milza e del sistema emopoietico. Lo studio dimostra che queste varianti di grano possiedono tossicità epatorenali, e non esclude conseguenze secondarie dirette o indirette al metabolismo. “Non abbiamo dimostrato prove di tossicità, ma segni di tossicità“, ha commentato uno degli autori dello studio sui dati della Monsanto, Gilles-Eric Séralini. “Sono sicuro che non è presente una tossicità acuta, ma chi può dire che non si presenteranno effetti cronici?“. Naturalmente, senza l’azione legale di Greenpeace e della Swedish Board of Agriculture, la multinazionale non avrebbe diffuso questi dati.

Il mais NK 603 è modificato geneticamente per essere tollerante ad un erbicida ad ampio spettro, le varietà MON 810 e MON 863 sono stati modificati geneticamente per sintetizzare due tossine impiegate come insetticidi. Solo la varietà MON 810 è coltivata in Europa, principalmente in Spagna, ma è stata bandita da molte nazioni europee. Negli Stati Uniti sono coltivate diffusamente tutte le tre varietà.

Note:

[1] de Vendômois JS, Roullier F, Cellier D, Séralini GE. A Comparison of the Effects of Three GM Corn Varieties on Mammalian Health. Int J Biol Sci 2009; 5:706-726. Available from http://www.biolsci.org/v05p0706.htm

Riferimenti:

Legislatura 16º – 14ª Commissione permanente – Resoconto sommario n. 81 del 20/01/2010
Mais Ogm tossico anche sulle nostre tavole?“, La Stampa, 16/01/2010

20 gennaio 2010

Situazione politica di inizio anno

La situazione politica è alquanto folle, ma a questo ci si fa quasi l’abitudine. In sintonia con il titolo di questo blog, ecco le follie politiche quotidiane di inizio anno.

Governo

Il governo  è, come sempre, impegnato nel salvare il premier dai processi. Nel tempo libero, gli esponenti del governo corrono davanti ai microfoni a salmodiare il compianto Craxi, che viene ricordato come un martire in esilio. Anche Minzolini dedica uno dei suoi soliti editoriali al leader socialista latitante, alimentando il revisionismo storico sull’inchiesta “mani pulite”. La metafora è fin troppo chiara: il presunto strapotere della magistratura ha costretto all’esilio uno statista, e oggi sta attaccando Berlusconi. Le polemiche erano nell’aria, man mano che si avvicinava l’anniversario della scomparsa, e la Moratti aveva annunciato l’intenzione di intitolargli una via di Milano.

Il ministro Brunetta ne spara una dietro l’altra. Prima attacca la Costituzione, affermando in un’intervista che il primo articolo della Costituzione Italiana “non significa assolutamente nulla”, e che la Carta “ignora temi e concetti fondamentali come quelli del mercato, della concorrenza e del merito”. Aggiungendo che si deve ripristinare l’immunità parlamentare: “la più semplice [opzione] è proprio quella di recuperare il testo malamente violentato nel 1993. Anche perché la formula usata dai padri costituenti non darebbe alibi a nessuno”. Poi passa alla questione dei “bamboccioni”, termine coniato da Padoa-Schioppa qualche anno fa. La provocazione del Ministro della Funzione Pubblica è di costringere per legge i giovani a uscire di casa a 18 anni. Probabilmente per finire sotto ai ponti a chiedere l’elemosina. Poi aggiunge che “a 30 anni non ero capace di rifarmi il letto”.

A parte la provocazione sui bamboccioni, le dichiarazioni riguardanti la Carta Costituzionale sono preoccupanti. La prima parte della Carta definisce valori fondamentali che dovrebbero essere apolitici e fuori da ogni discussione. Valori come la solidarietà, il lavoro, i diritti civili, le libertà personali, l’uguaglianza sono un gradino sopra a merito, concorrenza e mercato. Dal lavoro, fondamento della repubblica, derivano questi ultimi concetti, che quindi restano in secondo piano. Possono essere inseriti senza problemi nelle leggi. Perché toccare la Costituzione? Queste dichiarazioni alimentano in me il sospetto che Brunetta abbia la necessità di stare sempre e comunque sotto i riflettori. Come certe soubrette che collaborano con i giornali di gossip per continuare a far parlare di se attraverso “scandali” veri o costruiti ad arte. Trovo surreale l’opinione del Ministro sull’articolo 68, che sarebbe stato “malamente violentato”. Per rinfrescare la memoria, ecco l’articolo 68 originale e quello attualmente presente nella Carta [1]:

Art. 68 in vigore

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Art 68 originale

I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura.
Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.

Quindi, la violenza alla Costituzione denunciata da Brunetta è stata la seguente:

  • si è aggiunta l’autorizzazione a procedere per le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni e corrispondenza
  • si è tolta l’autorizzazione per l’esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna

Per il resto l’articolo è rimasto lo stesso. La legge è stata cambiata dopo lo scandalo Tangentopoli, in particolare a seguito della negazione dell’autorizzazione a procedere per Craxi. Era il 30 aprile 1993. Il giorno dopo, sulle colonne del Corriere, Valiani scriveva: “L’istituto dell’immunità parlamentare venne introdotto per proteggere i parlamentari da eventuali persecuzioni autoritarie, a seguito delle loro opinioni politiche. Non venne introdotto per proteggerli dalle conseguenze giudiziarie di eventuali loro colpe finanziarie od amministrative. Quando sono imputati di reati di questo genere non è ammissibile che godano di privilegi di immunità rispetto a tutti gli altri cittadini.Bossi era furibondo, e tuonava: “I dc sono i soliti porci”, “Questi se ne sono sbattuti i coglioni della volontà di cambiamento” “Quanto è accaduto è vergognoso”.

Craxi, indipendentemente dall’azione del suo governo (che ha contribuito alla quasi bancarotta della repubblica italiana), si è macchiato di reati. Macchie che non sono state sanate a causa della sua fuga all’estero per non saldare il debito con la giustizia. Prima di rendersi latitante, in estrema difesa, aveva denunciato la colpa di tutti i partiti, e non soltanto il suo. Infatti la magistratura ha scovato colpevoli in tutti i partiti: anche lo stesso Bossi è stato condannato a 8 mesi per finanziamento illecito al partito. Nel passaggio dalla prima alla seconda repubblica, i partiti che furono coinvolti maggiormente nell’inchiesta vennero pesantemente ridimensionati e subirono trasformazioni.

Sul fronte regionali, c’è una aperta polemica sul nome di Renata Polverini nel Lazio. Feltri la critica apertamente, accusandola di essere troppo “di sinistra”, mentre è appoggiata ufficialmente dal Pdl.

Opposizione

L’opposizione (PD) è, tanto per cambiare, nel caos completo. In Puglia sta andando avanti una situazione surreale da quasi due mesi. Il problema è semplice: il PD vuole trovare un candidato che accontenti tutti, anche l’UDC. In Puglia Vendola intende candidarsi, ma l’UDC pone il veto. D’Alema vuole l’accordo con l’UDC, quindi il PD propone il sindaco di Bari Michele Emiliano, gradito a Casini. Vendola non molla e vuole presentarsi alle primarie. Emiliano dovrebbe dimettersi da sindaco per potersi candidare come governatore, e i consiglieri comunali non vogliono, temendo che saltino troppe poltrone. Colpo di scena, il PD vuole fare una legge ad personam per Emiliano, eliminando l’ineleggibilità dei sindaci. Perché senza questa legge, Emiliano non si candida. Si decide di andare alle primarie, mentre Vendola e Emiliano si accusano reciprocamente di essere “come Berlusconi”. Bersani e il dirigente del PD pugliese bloccano la leggina ad personam ed Emiliano si ritira, sbattendo la porta. Il PD candida Francesco Boccia, appoggiato anche dall’UDC. Bersani dice che le primarie “sono un’opportunità e non un obbligo”. Ma una minoranza rumorosa chiede le primarie. Boccia e l’UDC sono contrari alle primarie e si contrappongono a Vendola, che le chiede a gran voce. Alla fine si decide per le primarie tra Boccia e Vendola.

Una chicca della Binetti, che naturalmente osteggia i candidati troppo poco cattolici. La Binetti ha dichiarato alla trasmissione “Un giorno da pecora” di Radio2: “Se il Pd candida la Bonino è il partito che esce da me”. Come nel famoso film “L’Esorcista”. Poi ha puntualizzato che sta facendo campagna contro la candidata del PD e che se vince la Bonino uscirà dal partito. Nel frattempo, continuerà a boicottare il proprio partito…

Riferimenti:

[1] Parlamento Italiano, Piattaforma didattica sulla Costituzione Italiana. Testo vigente e testo originale

12 gennaio 2010

Revisionismo storico su Chernobyl

La centrale nucleare di Chernobyl e lo spaventoso incidente avvenuto al reattore numero 4 nel 1986 sono tra gli argomenti più utilizzati da chi si oppone all’impiego dell’energia nucleare. Negli ultimi tempi alcuni scienziati, tra cui una nota conoscenza, stanno compiendo un vero e proprio revisionismo storico sull’incidente avvenuto nella centrale ukraina, cercando di minimizzare il disastro.

Da un lato è doveroso osservare che la centrale di Chernobyl possedeva reattori di 2° generazione tipo RBMK, i quali si sono dimostrati particolarmente pericolosi, d’altro lato è necessario riflettere sulle conseguenze di un singolo grave incidente nucleare. Al giorno d’oggi i reattori di 3° generazione hanno superato molte criticità e non presentano tali rischi.

Recentemente, Franco Battaglia ha avuto il coraggio di affermare che le vittime siano state addirittura 3 (tre!). Tullio Regge si spinge in un ardito paragone con il disastro del Vajont, dove persero la vita oltre 1900 persone. Ebbene, i due incidenti sono molto diversi e paragonarli solo per il numero di morti è tendenzioso. chernobyl-disaster

Il numero ufficiale delle vittime di Chernobyl, stimato in 50 persone, può essere sorprendente, ma fa riferimento alle morti direttamente collegate all’incidente [1]. Ovvero ai vigili del fuoco che eroicamente hanno domato l’incendio del reattore e hanno ricevuto una quantità di radiazioni letali. E’ molto più problematico stimare gli effetti delle radiazioni negli anni successivi, e stabilire quante persone hanno sviluppato patologie a causa delle radiazioni. Per ottenere questi dati è necessario impiegare strumenti statistici, e correlare il tasso di insorgenza di patologie dopo l’incidente in paragone con quello “normale” della regione analizzata. Se si considerassero solo i morti immediati, allora si potrebbe tranquillamente affermare che il fumo di sigaretta non ha alcuna conseguenza sulla salute, poiché i decessi non si verificano immediatamente, ma da patologie che si manifestano anche dopo decenni.

Il “Chernobyl Forum” (un gruppo di studio dedicato al disastro, su iniziativa dell’IAEA e in cooperazione con OMS, UNDP, FAO, UNEP, UN-OCHA, UNSCEAR, la Banca Mondiale, i governi della Federazione Russa, dell’Ukraina e della Bielorussia) ha stimato che le radiazioni hanno causato circa 4000 vittime dovute a tumori [1][2]. Dal 1992 al 2002 nelle aree interessate dalla contaminazione sono stati diagnosticati più di 4000 tumori alla tiroide in bambini ed adolescenti [2], la maggioranza dei quali sono guariti. A causa della rarità di una tale patologia in quella fascia d’età, una grande parte di essi sono stati causati dall’esposizione a radionuclidi liberati nell’area dall’esplosione e dall’incendio. In particolare, le patologie alla tiroide sono state causate dallo Iodio-131 ed il loro numero è aumentato a causa dalla mancata somministrazione dei farmaci anti-radiazioni alla popolazione.

Per quanto riguarda gli impatti economici, basti pensare che all’inizio del 2000, 14 anni dopo l’incidente, i costi di mitigazione sostenuti dall’Ukraina per le conseguenze del disastro ammontavano al 5% del suo PIL [12].

Gli esperti hanno stabilito che un’area è da considerarsi contaminata se supera il valore di 37 kBq/m2. Esso è il livello di radioattività su area di superficie tale da causare una dose di radiazione accumulata di 1 mSv in un anno. Tale dose è considerata importante dal punto di vista radiologico. In media, una persona riceve in modo naturale circa 2,4 mSv annui di radiazioni [3].

Oltre 200 000 km2 hanno ricevuto una contaminazione da Cesio-137, di cui 300 km2 in Italia [4]. Di essi, circa 3100 km2, situati principalmente nella Federazione Russa, in Bielorussia e in Ukraina, hanno mostrato un livello di contaminazione superiore a 1480 kBq/m2, pari a 40 volte il limite [4].

  • Oltre 4 milioni di persone vivevano nelle regioni che sono state contaminate da 1 a 5 volte il livello minimo (da 37 a 185 kBq/m2)
  • Oltre 500 mila persone in regioni da 5 a 15 volte (da 185 a 555 kBq/m2)
  • Circa 193 mila persone in aree con contaminazione da 15 a 40 volte (da 555 a 1480 KBq/m2) [5]
  • Circa 600 mila lavoratori che hanno operato nella zone a seguito dell’incidente (chiamati “liquidatori”) hanno ricevuto dosi di circa 100 mSv.

Nel 2001 in 16 allevamenti si sono registrati livelli di contaminazione nel latte superiori a 500 Bq/l (5 volte il limite) [6].

Le foreste situate nella traiettoria della nube radioattiva sono state contaminate, anche in modo particolarmente elevato. Una regione di 10 km2 attorno alla centrale è stata chiamata “la foresta rossa”, poiché gli alberi di conifere presenti hanno ricevuto una dose di radiazioni superiori a 80 Gy, tali da farli ingiallire e seccare [7]. Gli alberi sono stati rimossi e sepolti per poter farne crescere di nuovi. Un bacino idrico artificiale, di 21,7 km2, che forniva l’acqua per il raffreddamento della centrale, è stato pesantemente contaminato [8]. Nell’area di Khoiniki circa 2000 pecore e 300 cavalli hanno contratto danni cronici da radiazioni [8].

I danni psicologici alla popolazione non sono stati causati solo dal cosiddetto terrorismo ecologico, come sostiene Battaglia, ma dall’evacuazione immediata della vicina città di Pripyat, che aveva 50 mila abitanti ed è ora una città fantasma [9]. Una regione, situata attorno alla centrale, detta “Chernobyl Exclusion Zone” (CEZ), è inabitabile e sono proibite le attività agricole, forestali, di caccia e pesca. Tale regione si estende per 215 mila ettari in Bielorussia, e 265 mila ettari hanno ricevuto una quantità di Cesio-137 pari ad oltre 1480 kBq/m2 e/o Stronzio-90 oltre a 111 kBq/m2 e/o isotopi di plutonio oltre a 3,7 kBq/m2. [10] Nel territorio della federazione russa, circa 17 mila ettari di terreni agricoli sono inutilizzabili e si prevede la ripresa dei pascoli dopo il 2015, e i nuovi insediamenti umani non prima del 2025. Nel 2045-2055 le zone abbandonate dovrebbero tornare alla normalità, grazie a misure per l’abbattimento delle radiazioni [11].

Per questi motivi, la gravità dell’incidente di Chernobyl non consiste solo nell’immediato numero di vittime, ma in una lunga serie di gravi conseguenze dovute alla contaminazione. Tra questi, i morti dovuti a patologie indotte dalle radiazioni, i danni all’ecosistema, i danni economici e il problema del “sarcofago”. Quest’ultimo costituisce la barriera che impedisce alle radiazioni del nocciolo di diffondersi nell’ambiente esterno. Infatti il nocciolo del reattore è ancora all’interno della struttura e, naturalmente, continuerà ad essere radioattivo per millenni. Contiene circa 200 tonnellate di combustibile, tra cui circa 800 kg di plutonio. [12] L’unico sistema per bloccare la catastrofe è stata quella di seppellirlo inizialmente con enormi quantità (in totale 5 mila tonnellate) di composti che assorbono le radiazioni e controllano l’incendio [13], e successivamente costruire la struttura chiamata “sarcofago” per sigillare al meglio il nocciolo. Proprio i vigili del fuoco hanno dovuto spegnere l’incendio e gettare i materiali nel nocciolo incandescente. Le terribili condizioni in cui è stato costruito il “sarcofago” (tali da provocare la Sindrome Acuta da Radiazioni in 134 persone, di cui 28 sono decedute in pochi mesi [23]) hanno impedito la costruzione una struttura ideale. Sono passati ormai quasi 25 anni dall’incidente, e il “sarcofago” ha iniziato da tempo a mostrare problemi. In particolare, la pioggia e la neve hanno contribuito alla corrosione della struttura e alla formazione di crepe [14]. Gli esperti temono il crollo del “tetto” del sarcofago, che liberebbe nell’aria da 500 a 2 mila kg di polveri radioattive [15], e il filtraggio dell’acqua piovana, che entra nel sarcofago e si raccoglie negli ambienti sotterranei della centrale. Nel 1998-99 sono state effettuate delle riparazioni di emergenza. Per contenere le polveri depositate, nel 1990 è stato installato sul tetto del sarcofago un sistema di soppressione delle polveri, che spruzza materiali fissativi (da allora ha spruzzato mille tonnellate di soppressori di polvere) [16]. L’acqua che si raccoglie nella strutture sotterranee della centrale è altamente contaminata, con valori che possono anche raggiungere 3000-5000 Bq/litro [17]. L’acqua non ha fortunatamente raggiunto il vicino fiume Pripyat, ma le cose potrebbero peggiorare se crollasse il tetto.

Complessivamente, è stato compilato il seguente inventario dei materiali all’interno del sarcofago [18]:

  • ad alto livello di radioattività: 200 tonnellate di combustibile nucleare, 700 tonnellate di grafite, 38 mila m3 di strutture della centrale contaminate e 22 mila tonnellate di materiali ferrosi
  • a basso e medio livello radioattività: da 500 a 1000 m3 di liquidi a medio livello) e da 2500 a 5000 m3 di liquidi a basso livello, 300 mila m3 di materiale dell’edificio e 5 mila m3 di materiali non metallici

Parte dei materiali rimossi a seguito dell’incidente sono stati spostati in vari depositi di rifiuti radioattivi.

Per evitare il pericolo del crollo del sarcofago, è stato costituito nel 1997 un fondo internazionale chiamato “Chernobyl Shelter Fund” con lo scopo di raccogliere risorse per garantire la sicurezza dei resti della centrale. Questo progetto, gestito dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (EBRD) e chiamato “Shelter Implementation Plan” [22] prevede la costruzione di una struttura di confinamento sopra all’attuale sarcofago, detta “New Safe Confinement”. Il progetto è stato approvato nel 2004 e nello stesso anno sono iniziati i lavori per stabilizzare il sarcofago esistente [19]. Al termine del 2007 il fondo ha raggiunto la cifra di 739 milioni di euro da varie nazioni (l’Italia ha contribuito con 33 milioni di euro) [20]. La nuova struttura avrà una forma ad arco semicircolare larga 257 metri, lunga 150 metri e alta 105 metri. La costruzione durerà dai 48 ai 52 mesi ed è progettata per durare 100 anni. Il costo totale della struttura è stimato in 1 miliardo e 390 milioni di euro [21].

 

Note:

[1] IAEA, WHO, UNDP, “Chernobyl: The True Scale of the Accident”, Press Release, 5 settembre 2005
[2] [IAEA-Soc] pag. 16 e [IAEA-Faq]
[3] [IAEA-Soc] pag. 11
[4] [IAEA-Env] tab. 3.2 pag. 23 e fig. 3.5 pag. 24
[5] [IAEA-Env] tab. 3.3 pag. 25
[6] [IAEA-Env] pag. 41
[7] [IAEA-Env] pag. 43
[8] [IAEA-Env] pag. 132
[9] [IAEA-Soc] pag. 17 e [IAEA-Env] pag. 136
[10] [IAEA-Env] pag. 84-86
[11] Le misure dovranno assicurare che la dose di radiazioni per gli abitanti sia inferiore ad 1 mSv annuo.
[12] [IAEA-SIP] pag. 2
[13] [IAEA-Env] pag. 141
[14] [IAEA-Env] pag. 142
[15] [IAEA-Env] pag. 144
[16] [IAEA-Env] pag. 144
[17] [IAEA-Env] pag. 148
[18] [IAEA-Env] tab. 7.3 pag. 153
[19] [ERBD-Time] pag. 2
[20] [ERBD-Time] pag. 2
[21] [ERBD-Time] e EBRD, “Breakthrough for Chernobyl nuclear decommissioning efforts”, Press Release, 17 settembre 2007
[22] vedi [EBRD-Fact] e [IAEA-SIP]
[23] [IAEA-Soc] pag. 14

Bibliografia:

[IAEA-Env] IAEA, Chernobyl Forum Expert Group ‘Environment’, “Environmental Consequences of the Chernobyl Accident and their Remediation: Twenty Years of Experience”, 2006
[IAEA-Soc] IAEA, The Chernobyl Forum: 2003–2005, “Chernobyl’s Legacy: Health, Environmental and Socio-Economic Impacts”, 2006
[IAEA-Faq] IAEA, News Center, Chernobyl: Answers to Longstanding Questions
[IAEA-SIP] IAEA, Chernobyl Shelter Fund, “Shelter Implementation Plan” 
[EBRD-Time] ERBD “Chernobyl Shelter Fund – Timeline
[EBRD-Fact] EBRD “Transforming Chernobyl – The EBRD and the Shelter Implementation Plan”, EBRD factsheet

6 gennaio 2010

Altri dati falsi del Prof. Battaglia

Archiviato in: ambiente — Tag:, , , , — folliaquotidiana @ 22:19

In un altro spettacolare articolo natalizio, il Prof. Franco Battaglia annuncia che i rischi delle scorie nucleari sono delle bufale e riesce a concatenare una serie formidabile di affermazioni false o tendenziosamente incomplete.

  1. Quando, alla fine, l’esplosione ci fu (a Chernobyl) i morti furono 3. E furono 3 perché quella di Chernobyl non fu un’esplosione nucleare, né poteva esserlo: per ragioni tecniche che spiegherò un’altra volta, un’esplosione nucleare in un reattore nucleare è impossibile.FALSO Se si parla di persone che sono morte direttamente nell’incidente, le stime ufficiali parlano di un totale di circa 50 decessi [1][2], di cui 28 nel 1986 per Sindrome Acuta da Radiazioni [3].
  2. Per capirne meglio la portata, dovete poi sapere che per produrre 1 gigawatt-anno elettronucleare è necessaria 1 t (tonnellata) di uranio fissile.VERO MA INCOMPLETO. L’uranio fissile che viene citato è l’uranio-235. Il combustibile nucleare è costituito da ossido d’uranio composto all’incirca per il 5% da uranio fissile e per il 95% da uranio-238. Il funzionamento di un reattore da 1 gigawatt per un anno richiede, in media, 27 tonnellate di combustibile nucleare, di cui circa una tonnellata è uranio-235. Quindi ogni anno dal reattore vengono prelevate 27 tonnellate di combustibile esaurito [4].
  3. I consumi elettrici italiani si attestano, oggi, a 40 GW, quindi se tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare, gli elementi di combustibile (che contengono il 99% della radioattività) conterrebbero 40 t di scorie radioattive, di volume nominale di circa 4 metri cubi.FALSO Ogni anno un reattore da 1 GW produce 27 tonnellate di combustibile esaurito [4]. Anche riprocessando il combustibile, ovvero recuperando l’U-238, si avrebbero 4 tonnellate di scorie, con un volume nominale di 3 metri cubi [4]. Se si producessero 40 GW, verrebbero quindi generate all’anno 160 tonnellate di scorie con un volume nominale di 120 metri cubi (che salirebbero, considerando i contenitori, a 1120 metri cubi totali) [4].
  4. Un’altra scemenza che viene detta e a pappagallo ripetuta è che le scorie radioattive sarebbero pericolose per migliaia di anni. […] la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto”. Se è una scemenza, perché la NRC statunitense richiede che un deposito permanente di scorie radioattive sia progettato in modo da non rilasciare nell’ambiente circostante una quantità di radiazioni superiore a 15 millirem annui per almeno 10 mila anni? [5] Le scorie nucleari prodotte da un reattore contengono diversi elementi, che decadono emettendo radioattività. Per capire quanto tempo un elemento impiega per trasformarsi in uno innocuo si parla di tempo di decadimento o di dimezzamento, ovvero il periodo di tempo dopo il quale metà degli atomi di un elemento radioattivo si sono trasformati in un altro elemento meno pericoloso. Lo stronzio-90 e il cesio-137 hanno un tempo di dimezzamento di 30 anni, mentre il plutonio di 24 mila anni [6]. Se è una scemenza, perché le scorie nucleari di categoria III sono definite come materiali con tempi di decadimento dell’ordine di migliaia di anni ed oltre? [9][10]. E’ vero che la radioattività di un elemento diminuisce nel tempo fino ad esaurirsi, ma questo periodo varia da pochi secondi a miliardi di anni.
  5. L’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi, lungi dall’essere un problema irrisolto, è invece, dicevo, un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.SCANDALOSAMENTE FALSO. Perché non ne parla con gli americani, che hanno iniziato a costruire nel 1983 un deposito unico nazionale a Yucca Mountain, passando anni a studiare le caratteristiche geologiche, sismiche, idrologiche del sito? Se è un problema semplicissimo perché hanno speso finora circa 13 miliardi di dollari [7] e stimano una spesa totale, fino al 2133 (anno di chiusura del sito) di 96 miliardi di dollari [7]? L’allocazione dei rifiuti radioattivi richiede requisiti molto più stringenti rispetto a quelli per la costruzione delle centrali [8].
  6. Energia elettronucleare o no, il Paese produce rifiuti radioattivi, e allocarli in un appropriato deposito come fa tutto il resto del mondo non è un’opzione, ma un dovere, verso noi stessi e verso le generazioni future.TENDENZIOSAMENTE IMPRECISO. I rifiuti radioattivi non sono tutti uguali, ma sono suddivisi in tre categorie in base alla pericolosità. La categoria I, a bassa emissione, è costituita da rifiuti che decadono in pochi mesi (massimo alcuni anni) e in breve tempo diventano innocui. La categoria II, a media emissione, è costituita da materiali con tempi di decadimento variabili da qualche decina fino ad alcune centinaia di anni per raggiungere concentrazioni di radioattività dell’ordine di alcune centinaia di Bq/g. I rifiuti più radioattivi, prodotti dalle centrali nucleari, sono quelli di categoria III, definiti come materiali con tempi di decadimento dell’ordine di migliaia di anni ed oltre [9][10]. I rifiuti radioattivi prodotti dalle strutture ospedaliere sono di I e II categoria, e richiedono uno stoccaggio senza troppi problemi. Altra questione è quella dei rifiuti di III categoria.

Dalle colonne de “Il Giornale”, il professor Battaglia continua a disinformare i suoi lettori con affermazioni ai confini della realtà, giocando con le parole e fornendo cifre fantasiose. Il fatto di scrivere per un quotidiano con un pubblico generico non giustifica le semplificazioni e le banalizzazioni con cui riempie i suoi articoli. Alcune imprecisioni sono al limite della malafede.

Riferimenti:

[1] Quando si parla dei decessi dovuti all’incidente di Chernobyl si devono citare delle stime, spesso difficili da effettuare. Infatti, una quantità enorme di persone è stata esposta a radiazioni dovute all’incidente e tali radiazioni hanno aumentato l’incidenza di tumori. Le stime valutano la quantità di tumori (con esito fatale) causata dalle radiazioni. Se seguissimo il ragionamento del Prof. Battaglia, allora le sigarette sarebbero innocue per la salute: si è mai vista una persona morire direttamente del fumo inalato dalla sigaretta? No, perché la loro pericolosità consiste nell’aumento dell’incidenza del tumore ai polmoni. Ma anche l’inquinamento atmosferico causa la stessa patologia. È quindi necessario svolgere delle stime sull’aumento dell’incidenza dei tumori dovuta direttamente dal fumo.
[2] IAEA, WHO, UNDP, “Chernobyl: The True Scale of the Accident”, Press Release, 2005, Sito web: http://www.iaea.org/NewsCenter/Focus/Chernobyl/pdfs/pr.pdf
[3] The Chernobyl Forum: 2003–2005, “Chernobyl’s Legacy: Health, Environmental and Socio-Economic Impacts”, Second revised version, April 2006, Sito web: http://www.iaea.org/Publications/Booklets/Chernobyl/chernobyl.pdf
[4] World Nuclear Association, “Waste Management in the Nuclear Fuel Cycle”. June 2009. Sito web: http://www.world-nuclear.org/info/inf04.html
[5] U.S. National Regulatory Commission, “U.S. Disposal of High-Level Radioactive Wastes in a geologic repository at Yucca Mountain, Nevada”. Sito web: http://www.nrc.gov/reading-rm/doc-collections/cfr/part063/full-text.html
[6] U.S. National Regulatory Commission, “Backgrounder on Radioactive Waste”. Sito web: http://www.nrc.gov/reading-rm/doc-collections/fact-sheets/radwaste.html
[7] U.S. Department of Energy Office of Civilian Radioactive Waste Management, “Analysis of the Total System Life Cycle Cost of the Civilian Radioactive Waste Management Program”, Fiscal Year 2007. Sito web: http://www.ocrwm.doe.gov/uploads/1/TSLCC_2007_8_05_08_1.pdf
[8] U.S. National Regulatory Commission, Code of Federal Regulations, § 60.122 Siting criteria. Sito web: http://www.nrc.gov/reading-rm/doc-collections/cfr/part060/part060-0122.html
[9] E. Bemporad, M. Mariani e C. Zicari, Classificazione e tecniche procedurali per la gestione dei rifiuti radioattivi, ISPSEL. Sito web: http://www.ispesl.it/urp/documenti/AS-2007-13-BEMPORAD.pdf
[10] ANPA, Gestione dei rifiuti radioattivi, Guida Tecnica n.26. Sito web: http://extranet.regione.piemonte.it/ambiente/simin/normativa/dwd/altro/n1.pdf

5 gennaio 2010

Nucleare in Italia: l’opinione delle regioni

Archiviato in: energia — Tag:, , — folliaquotidiana @ 11:49

La maggior parte delle regioni hanno risposto alla legge per il ritorno all’energia nucleare. regioni_nucleare Si preannuncia una dura battaglia in molte regioni, poiché 10 di esse hanno presentato ricorso per incostituzionalità della legge sul nucleare. In pratica alcune regioni non gradiscono la “mano forzata” del governo, che secondo la legge, può imporre la costruzione di una centrale (sempre che il parere dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare sia positivo). Le regioni che hanno presentato ricorso sono: Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Marche, Puglia, Calabria e Basilicata.

Delle regioni restanti, la Campania ha inserito un fermo no al nucleare nella legge finanziaria regionale del 2010. Nel Molise, il governatore Iorio è favorevole alle centrali nucleari ma ha escluso categoricamente la possibilità di costruire un centrale in quella regione.

Infine, in Sicilia e in Veneto si terranno dei referendum consultivi.

Delle regioni restanti, la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige e l’Abruzzo non possiedono i requisiti. Resterebbe la Lombardia, e circolano indiscrezioni per la provincia di Como, che è favorevole alla costruzione di una centrale.

La localizzazione dei siti candidati dovrebbe avvenire entro il 15 febbraio, ma molti sospettano che verrà rinviata la data a dopo le elezioni regionali, che si terranno in 13 regioni a marzo 2010, in modo da non perdere voti a causa del nucleare.

31 dicembre 2009

Il nuovo decennio

Archiviato in: Uncategorized — folliaquotidiana @ 15:43

Il primo decennio del 21° secolo sta per terminare, e mi ricordo come se fosse ieri i festeggiamenti per il nuovo millennio. Cosa scriveranno gli storici di questi primi 10 anni? Da più parti si ipotizza che questo primo decennio sia stato dominato dalla paura. La paura globale, di massa.
L’avvenimento che forse rimarrà più impresso nelle menti delle persone è stato l’11 settembre 2001, quando per la prima volta venne dimostrato che il terrorismo poteva colpire molto duramente anche una metropoli statunitense. Il mondo occidentale ha tremato di fronte alla vulnerabilità della nazione egemonica. La risposta è stata immediata, ma nel tempo si sono commessi gravi errori: la favola del bene contro il male, a cui è sempre bene non crederci troppo, si è frantumata ed è sorto l’incubo della guerriglia. Sull’impeto del dolore e della vendetta, la guerra si è espansa dove non doveva essere dichiarata, attraverso una serie di mistificazioni colpose o premeditate.
Nell’arco di cinque anni si è destabilizzata un’intera regione e il terrorismo ha trovato nelle ingiustizie terreno fertile. La presunta civiltà superiore si è dimostrata barbarica quanto quella che alimentava il terrorismo, poiché in tutte le guerre ci si deve sporcare le mani. Dissolto il casus belli, poco dopo si sono dissolte le ultime giustificazioni ufficiali per l’occupazione.
Nell’era del terrorismo si voleva instaurare un regime di guerra permanente, in modo da mantenere i cittadini dell’occidente in uno stato di paura costante e ridurne le loro libertà. Ogni voce fuori dal coro era tacciata di connivenza con i terroristi.
Si sono scoperti i siti neri (black sites) della CIA, dove entravano i prigionieri e nessuno sapeva cosa gli sarebbe successo, si è scoperto il carcere di Guantanamo, sito extraterritoriale svincolato da qualunque convenzione sul trattamento dei suoi occupanti, si è scoperto il carcere iracheno di Abu Ghraib, dove le sevizie erano state fotografate.
I cittadini erano stati ipnotizzati per mesi dai media, che invece di svolgere il loro ruolo con distacco e senso critico, si erano trasformati nel megafono del Presidente degli Stati Uniti. Si è ripetuto che sicuramente l’Iraq era alleato con Al Qaeda, che sicuramente aveva armi di distruzione di massa, che sicuramente la guerra sarebbe stata una operazione chirurgica, l’asportazione di un cancro dal corpo di un paziente. Si è capito che la guerra non è mai chirurgica, e quasi mai lampo. Quando venne dichiarata formalmente la fine delle ostilità, iniziò la guerra vera. I media persero la tragica conta dei morti ed iniziarono a non riferire più i numeri.

Il mondo globalizzato ha portato progresso e nuove problematiche. Si sono avuti tre allarmi di pandemie globali, il cui contagio è facilitato dai frequenti spostamenti delle persone. Per fortuna senza conseguenze gravi.

L’economia globale ha mostrato più di una crepa al termine del decennio. La spregiudicatezza e la mancanza di controlli nei mercati finanziari hanno creato un castello di carte che alla fine è crollato, creando difficoltà alle imprese, licenziamenti e conseguente crescita della disoccupazione.

A mio avviso, in questo primo decennio si è tentato di portare avanti, senza modificarle troppo, le consuete modalità di business e di sviluppo. Ma esse devono essere superate nel nuovo decennio. Si è compresa la necessità di modelli sostenibili. Stanno aumentando in qualità e quantità le energie rinnovabili e le soluzioni con minore impatto ambientale. Si sta lentamente sviluppando la consapevolezza, almeno nel mondo sviluppato, che è necessaria una svolta decisa.

La politica italiana è stata dominata principalmente da una sola persona: Berlusconi, che ha governato circa 7 anni su 10. L’Italia si è letteralmente separata in due, tra chi odia e chi ama Berlusconi. La sua impronta di governo è stata tale da coniare un nuovo termine: berlusconismo.

È stato il decennio di internet? Penso di si. La rete è cresciuta del 380% tra il 2000 e il 2009, e le stime più recenti parlano di 1,7 miliardi di persone connesse. La recente situazione in Iran mostra come la rete sia un media difficilmente controllabile, e le uniche notizie non ufficiali provengono da questo canale. Questo dimostra come la democrazia vera abbia una disperata necessità di media e comunicazioni libere da controlli e censure.

Nel prossimo decennio si dovrà imparare dagli errori commessi in quello appena trascorso, con la consapevolezza delle nuove sfide ed opportunità presenti e future.

29 dicembre 2009

Il cinepanettone culturale

Archiviato in: follia — Tag:, , , — folliaquotidiana @ 15:21

Ha fatto scalpore la recente notizia del riconoscimento dell’interesse culturale al puntualissimo, famigerato e terrificante cinepanettone di quest’anno. Mentre questo genere di film, (a mio parere) di una comicità grezza, volgare e stucchevole, continua a sbancare i botteghini, è stata presentata istanza di riconoscimento di interesse culturale alla commissione cinema del Ministero.

Solo la presentazione dell’istanza è un fatto incredibile. Capisco che i soldi sono soldi, e si mira a accumularne il più possibile, ma poiché ogni anno la pellicola di Neri Parenti “Natale a [inserire luogo]” raggiunge incassi stellari, la situazione assomiglia ad un affermato imprenditore che chiede l’elemosina per incrementare le sue entrate.

Infatti il cinepanettone viaggia sempre a gonfie vele, su incassi da 17 milioni (2004, Christmas in love), a 21 milioni (2005, Natale a Miami), 23 milioni (2006, Natale a New York) e (2007, Natale in crociera), 24 milioni (2008, Natale a Rio).

Esaminato da una commissione, il cinepanettone 2009 è stato giudicato “sufficiente”, con le seguenti motivazioni:

Un donnaiolo, abbandonato a Los Angeles dall’anziana signora che lo manteneva, si imbatte in una sua ex fiamma che aveva lasciato anni addietro quando scoprì che era incinta. Trascorre qualche giorno con lei, il figlio che avevano concepito assieme e il marito di lei, mantenendo però il segreto sulla sua identità. Progetto di carattere spettacolare con cast di notevole richiamo, un consistente profilo produttivo una forte strategia distributiva ed un discreto reference. Sulla base di tali elementi raggiunge la sufficienza ed ottiene, come richiesto, il solo riconoscimento dell’interesse culturale senza contributo, da confermare a visione della copia campione.

Non solo la produzione, che continua da anni e anni a sformare la solita sceneggiatura, ha avuto il coraggio di presentare la richiesta, ma è stato anche giudicato sufficiente. Secondo fatto ancora più incredibile. La commissione ha dato i seguenti voti:

Valore del Soggetto e della Sceneggiatura 23/35 !!!
Valore e Componenti Tecniche e Tecnologiche 8/10
Qualità, Completezza e Realizzabilità del Progetto Produttivo 15/15
Punteggio automatico 14/40
TOTALE 60/100

Ebbene si: il valore del soggetto e della sceneggiatura ha preso la sufficienza dei voti, come il film in complesso. Da una commissione che dovrebbe giudicare la qualità culturale e artistica del prodotto. Il film comunque non riceverà agevolazioni.

Non ho visto il film incriminato, ma si può esaminare il trailer per intravederne la caratura artistica…

Christian De Sica si è difeso in un’intervista al Corriere, sottolineando che “il film di Natale è lo specchio dell’Italia di oggi. Cambia come cambia il Paese, in particolare la sua borghesia”. La stessa difesa (l’unica possibile) ripetuta alla nausea dalle reti televisive a proposito del trash dei reality show: alla gente piace questo, quindi noi trasmettiamo questo. Punto.

Per fortuna ha ammesso una esagerazione nelle parolacce e l’errore di chiedere i finanziamenti.

Poiché la fondazione FareFuturo di Gianfranco Fini ha criticato la situazione, essa è diventata di dominio politico e i due Rottweiler del cavaliere (uno e due) hanno immediatamente reagito difendendo la pellicola nazionalpopolare, e accusando la fondazione di essere chic. Forse come gli stessi intellettuali radical-chic che fanno schifo al Ministro della Cultura Bondi?

24 dicembre 2009

La Meteorologia e la Climatologia NON sono la stessa cosa

Archiviato in: ambiente — Tag:, , , — folliaquotidiana @ 18:56

Un inverno particolarmente freddo non significa che il riscaldamento globale non esista, oppure che non sia terminato. Gli scienziati infatti avvertono che eventi meteorologici estremi sono previsti nell’ambito delle conseguenze del cambiamento climatico, e che diventeranno più frequenti.

Richard Heim, meteorologo del National Climatic Data Center, sottolinea come il riscaldamento globale sia un andamento a lungo termine: “È simile ad un guidatore ubriaco”, “la cui automobile va avanti e indietro, ma pian piano si muove in avanti”.

Ma, appena si presentano i primi freddi, ecco fare la loro apparizione anche i titoloni dei giornali. Ad esempio, questo articolo che ha occupato buona parte de “Il Giornale” ed intitolato “E lo chiamano surriscaldamento del pianeta”, firmato da Giuseppe De Bellis.

De Bellis mette in guardia dai “professionisti del catastrofismo”, e consiglia di conservare l’articolo per chi parla del surriscaldamento del pianeta. Un articolo da conservare, sicuramente, per notare la serie di banalità spaventose contenute in esso. In un crescendo di semplicismo e qualunquismo, il collega di Granzotto e Battaglia, si unisce nelle contumelie contro Al Gore, che sarebbe depositario di una “verità incontestabile a prescindere”. Secondo De Bellis la recente Conferenza di Copenhagen è costata tantissimo e ha prodotto più danni al pianeta dello “zero virgola zero zero zero e qualcosa di aumento della temperatura globale”. Salvo poi ammettere che: “al freddo e al gelo, e va bene che è in linea col Natale, però ne avrebbero fatto tutti a meno in questi giorni”.

Complimenti per questo ragionamento ineccepibile. Prima attacca tutti coloro che sono convinti del riscaldamento globale, e sbraita che c’è freddissimo – prova che in realtà c’è un complottone globale – per poi osservare che, beh, è in linea con il Natale, ma fa freddo. Senza degnarsi di citare neppure un dato esatto, relativo all’aumento della temperatura globale (che, per la cronaca si aggira a +0.6 °C e deve essere contenuto entro i +2 °C per evitare effetti irreversibili).

La verità di Al Gore è la verità proposta, discussa e dimostrata da DATI della comunità scientifica. Non è calata dal cielo. Le accuse sono buttate a casaccio, senza uno straccio di spiegazione, perché comunque questi giornalisti sanno di essere dalla parte della ragione.

Poi, due giorni dopo la pubblicazione dell’articolone, un anomalo aumento delle temperature: lo stesso “Giornale” da notizia di temperature quasi primaverili nel centro sud, con 23° C a Messina. A Natale. Temperature anomale che smentiscono completamente tutto il ragionamento fatto due giorni prima.

Cosa significa questo? Nulla, perché sono fenomeni meteorologici locali.

Nel frattempo il collega Granzotto, che è reduce da una sindrome influenzale (altra argomentazione solidissima a favore del complotto), si è intrattenuto seguendo il vertice sul clima. Si è “interessato” agli scontri con la polizia dei manifestanti, che secondo lui “intendevano sfasciare la capitale danese” (in realtà non sono stati scontri particolarmente violenti, ma decisamente prevedibili e nella norma – appena tre arrestati) e non hanno provocato danni. E naturalmente è compiaciuto del fatto che non siano stati buttati “ventunmila miliardi di dollari”, e sottratti alla lotta per la fame nel mondo.

Ma sarà proprio il riscaldamento climatico ad aggravare la crisi alimentare

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