Questo articolo è stato tradotto da New Scientist. ![]()
Ci sarà un accordo quest’anno?
Purtroppo no. Ai legislatori americani non piace l’idea di un limite legalmente vincolante sulle emissioni. I russi e i giapponesi hanno affermato che senza gli Stati Uniti non sono interessati ad un tale accordo. Idem per Cina e India. Questa situazione lascia la Germania come unica tra le sei nazioni con maggiori emissioni ancora favorevole ad un accordo vincolante.
Anche gli ottimisti non credono che i politici statunitensi saranno favorevoli ad un nuovo accordo sul clima non prima del 2016. Il meglio che si può sperare è la formazione di una "coalizione di volenterosi" intenzionata a riempire il vuoto con una estensione del protocollo di Kyoto che non include gli Stati Uniti. Stiamo per assistere ad un decennio di summit sul clima che non ha portato a nulla.
La maggior parte dei senatori statunitensi è a malapena convinto dell’esistenza dei cambiamenti climatici, figurarsi le azioni da intraprendere. La maggior parte delle altre nazioni fanno molti discorsi, ma rinviano decisioni difficili dando la colpa alla propria situazione economica. Alcuni pensano che la recessione permetterà di guadagnare un po’ di tempo [attraverso la diminuzione dei consumi e quindi del fabbisogno energetico ndT]. Non è detto. L’anno scorso si è registrato il più elevato aumento di emissioni di anidride carbonica mai registrata – quasi il 6%. Questo incremento è dovuto principalmente alla Cina, all’India e alle altre nazioni che hanno bruciato una maggiore quantità di carbone, che è il combustibile più sporco.
Ma il carbone non doveva scomparire?
In realtà è il contrario. Nel summit climatico del 2006, il mondo otteneva il 25% dell’energia primaria dal carbone; ora la proporzione è del 30%. Anche la Germania utilizzerà una maggior quantità di carbone con la chiusura delle sue centrali nucleari a seguito del disastro della centrale giapponese di Fukushima. Ad appena due ore di viaggio da Durban, nella Baia di Richards, il Sud Africa alimenterà l’impiego di carbone nel mondo attraverso il maggiore terminal al mondo per l’esportazione del carbone.
Nel frattempo, l’anidride carbonica sta continuando ad accumularsi nell’atmosfera. Nel 2016, le concentrazioni supereranno probabilmente la quota di 400 parti per milione, a differenza del valore di 353 parti per milione registrato durante il summit di Rio de Janeiro del 1992.
Esiste un piano B?
Potrebbe esserci un tale piano. Anche senza un protocollo di Durban, alcune nazioni hanno affermato che osserveranno dei limiti nelle emissioni volontariamente. L’Unione Europea ha legiferato per tagliare le emissioni del 20% rispetto al livello del 1990 entro il 2020. La Cina, il Brasile, il Messico e altri hanno annunciato la riduzione dell’intensità di emissione delle rispettive economie – ovvero la quantità di anidride carbonica emessa per unità di PIL – anche se le loro emissioni continueranno probabilmente ad aumentare. Alcuni stati USA guidati dalla California, stanno preparando dei tetti alle emissioni. Altri vedono questo approccio come una via senza uscita. Altri lo considerano l’unica via da percorrere.
A Durban si terranno anche i negoziati sugli accordi REDD (Reduced Emissions from Deforestation and forest Degradation), che potrebbe fornire alle nazioni e le industrie che si sono fissate degli obiettivi di riduzione delle emissioni un sistema per controbilanciare tali emissioni attraverso investimenti sulla conservazione delle foreste. Tali accordi potrebbero avviare un mercato globale sul carbonio e aiutare a creare un consenso politico per i futuri accordi.
Può esistere un mercato del carbonio senza prima un accordo globale?
Difficilmente. Senza limiti legali sulle emissioni, non ci sono permessi legalmente vincolanti sulle emissioni da poter scambiare. In questo modo un sistema volontario potrebbe essere a rischio di collasso. Il prezzo delle emissioni sull’attuale mercato, basato sui permessi europei del protocollo di Kyoto, si è dimezzato durante il mese di Novembre ed è sceso sotto i 6 euro per tonnellata.
Altre possibilità?
Si, ci sono. Il Environment Programme delle Nazioni Unite sta facendo grandi sforzi per eliminare le emissioni di particolato prodotte dai motori diesel, dalle stufe, dai forni per la lavorazione dei materiali e così via. Il particolato è la seconda causa del cambiamento climatico, ma non è incluso nei negoziati. Esso resta nell’aria solo pochi giorni, quindi il taglio delle emissioni avrebbe un impatto notevole e immediato. I responsabili dell’Environment Programme affermano che un bando delle emissioni di particolato potrebbe diminuire il riscaldamento globale di 0.5 °C per il 2030, raggiungendo un -0.7 °C nell’Artico.
Anche con questo, le previsioni sono brutte, vero?
Orribili. Nessuno sa con sicurezza, ma la sobria International Energy Agency ha affermato che rimangono solo sei anni per poter restare all’interno del limite dei 2°C. E l’IPCC ha avvertito che un tale riscaldamento potrebbe portare un incremento degli eventi meteorologici estremi, dalle siccità e alluvioni fino a pericolose ondate di calore.
Quindi quale sarà il tema cruciale del meeting a Durban?
Il tema più caldo sarà probabilmente la richiesta del fondo da 100 miliardi di dollari promesso per aiutare le nazioni povere ad adattarsi ai cambiamenti climatici, che dovrebbe essere avviato nel 2013.
Come sarà possibile per le nazioni accedere al fondo?
Buona domanda. Nessun sembra essere sicuro sui criteri di accesso al fondo. Secondo alcuni dovrebbe essere destinato a nazioni vulnerabili a qualunque tipo di eventi estremi. Altri affermano che i soldi dovrebbero andare a coloro che hanno dimostrato che tali pericoli provengono dai cambiamenti climatici provocati dall’uomo. In ogni caso, le nazioni ricche si stanno dimostrando molto reticenti a mettere mano al portafoglio.
Quindi, dove si potrebbero puntare gli investimenti?
Umm. Geoingegneria?
This article has been translated from New Scientists (http://www.newscientist.com/article/dn21219-durban–your-guide-to-the-latest-vital-climate-summit.html). This blog agrees to indemnify RBI and New Scientist against any claim arising from incorrect or misleading translation.
Le nazioni del mondo si stanno dividendo in due gruppi. Uno è determinato a raggiungere un trattato globale il prima possibile ed è costituito dall’Europa e molte nazioni in via di sviluppo, l’altro desidera prendere tempo e indebolire eventualmente un trattato globale vincolante. Quindi la situazione è attualmente la seguente: l’Europa chiede un nuovo accordo immediatamente, da rendere operativo entro il 2020 al massimo. Gli Stati Uniti, la Russia, il Giappone assieme a Brasile e India chiedono un tempo più lungo.