Dopo la débacle di Copenhagen, sembra che due anni non siano passati. Nella nuova conferenza sul clima la situazione è sempre di stallo, mentre il tempo passa inesorabilmente. La maggior parte degli osservatori ritiene che non ci saranno impegni da parte delle nazioni industrializzate nel fissare limiti vincolanti alle emissioni di anidride carbonica.
Le nazioni del mondo si stanno dividendo in due gruppi. Uno è determinato a raggiungere un trattato globale il prima possibile ed è costituito dall’Europa e molte nazioni in via di sviluppo, l’altro desidera prendere tempo e indebolire eventualmente un trattato globale vincolante. Quindi la situazione è attualmente la seguente: l’Europa chiede un nuovo accordo immediatamente, da rendere operativo entro il 2020 al massimo. Gli Stati Uniti, la Russia, il Giappone assieme a Brasile e India chiedono un tempo più lungo.
Nei due anni precedenti non è accaduto sostanzialmente nulla: le nazioni industrializzate non sono riuscite a raggiungere un accordo per un trattato che continui dopo la scadenza del protocollo di Kyoto. Tuttavia, con la probabile immobilità di questo summit, si perderanno altri anni.
La situazione climatica è abbastanza chiara. Il limite di 2° C entro il quale le conseguenze del riscaldamento globale non saranno irreversibili è molto probabilmente destinato ad essere superato. Per restare entro il limite si dovrebbe agire immediatamente, in questo stesso summit e stabilire una politica globale e vincolante di diminuzione delle emissioni.
In questi anni, le lobby dei produttori di combustibili fossili, i governi miopi, egoisti e avidi, una parte dell’opinione pubblica disinteressata e/o disinformata opportunamente dai pennivendoli dei media, sono riusciti a bloccare ogni tentativo (eccezione fatta per il protocollo di Kyoto) di cambiamento per più di un decennio.
Se le cose continueranno ad andare in questo modo, il cambiamento climatico previsto per la fine del secolo si assesterà su un aumento di circa 4° C. Quali saranno le conseguenze? Secondo il Met Office gli effetti causeranno problematiche molto gravi. L’agricoltura subirà una diminuzione nella produzione dei cereali nel Sudest asiatico del 5%, anche considerando l’effetto benefico che potrebbe avere un aumento della CO2 sulle piante. Ma la sicurezza della produzione alimentare sarà minacciata da una maggiore frequenza dei periodi di siccità, che diminuiranno la produzione globale di mais del 14%. L’aumento di acidità degli oceani modificherà gli ecosistemi marini e la perdita delle barriere coralline avrà un disastroso impatto su molte specie di pesci attualmente pescati per il mercato. L’aumento della mortalità per le ondate di calore è già stata sperimentata nel 2003 quando, secondo le stime, avvennero globalmente 35 mila decessi correlati al caldo. Tali eventi si verificheranno con una frequenza 100 volte superiore a quella attuale nei prossimi quattro decenni. Lo scorrimento dei fiumi in media diminuirà del 70% nel Mediterraneo, nell’Africa meridionale, nell’Asia centrale e nelle Americhe. Attualmente circa un miliardo e mezzo di persone (si, la cifra è quella) vivono in zone dove le risorse idriche sono sotto stress (meno di 1000 m3/anno/persona). Per il 2080, un altro miliardo di persone, che attualmente non hanno questo problema, dovranno vivere in una regione dove le risorse saranno scese sotto il livello di stress. In totale circa il 35% delle popolazione globale potrà essere a rischio.